Selezione - Settembre 2019

Incroci… di puro piacere!

Selezione - Settembre 2019

Pacherhof Kerner 2018 (2 bottiglie)
Gino Pedrotti Rebo 2015 (2 bottiglie)
Vignalta Manzoni Bianco Agno Casto 2018 (2 bottiglie)

Prezzo della selezione: 109,78 €
Prezzo speciale Club: 96,50 €
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Che cos’è un incrocio? Molto semplice: è la pratica attraverso la quale, generalmente mediante un innesto, si uniscono due vitigni per crearne uno nuovo. Una pratica assolutamente naturale, con cui l’uomo “aiuta” determinate uve a trovare la loro “anima gemella” in altre. All’inizio del Novecento, quando la fillossera aveva sterminato gran parte del vigneto europeo, molte scuole enologiche cominciarono a porsi il problema di creare vitigni più resistenti. Ma, contemporaneamente, gli enologi più illuminati si posero anche un altro problema: sfidare la casualità della natura e creare in serra vitigni in grado di regalare vini più buoni.

Trovate altre soluzioni per scongiurare la fillossera, quindi, il faro dei nuovi “cercatori di incroci” diventò presto non più la vigoria della pianta, bensì la piacevolezza del vino. L’unione di uve di spiccata aromaticità e di grande mineralità, ad esempio, risultò la strada migliore per alcuni, come l’enologo svizzero Hermann Müller, originario di Thurgau, che a cavallo tra Otto e Novecento produsse il Müller-Thurgau dall’incrocio di Riesling e Sylvaner.

Materia di scuola nordica, l’incrocio riscuote sempre più successo e i “nipotini” di Müller si moltiplicano. Nel 1929 nasce il Kerner. È opera del tedesco August Karl Herold, che lo ottenne incrociando il Riesling con la Schiava, un’uva rossa autoctona del Trentino e dell’Alto Adige, e lo chiamò così in onore del poeta Justinus Kerner, autore di versi dedicati proprio al vino. Mix interessantissimo di note muschiate, aromatiche, minerali e tropicali, il Kerner è una fantastica versione pop del Riesling.

Negli stessi anni, in Italia lavorava il professor Luigi Manzoni. Presso la Scuola Enologica di Conegliano, di cui fu preside, Manzoni, uomo di profonda cultura e grande gusto, studiò i suoi famosi incroci, destinati a diventare alcuni dei vini più dritti e apprezzati del Triveneto. Il più famoso è certamente il Manzoni Bianco, da Riesling e Pinot Bianco: un vino che sorprende sempre per carattere, corpo e longevità, splendido esempio dell’abilità di Manzoni nell’unire uve internazionali per creare, si può dire, nuovi e fedelissimi interpreti del territorio.

Il Rebo è invece la creatura dell’agronomo trentino Rebo Rigotti. Creato a partire dagli anni Venti, unisce l’internazionale Merlot all’autoctono Teroldego. Lo scopo era quello di donare un’uva più resistente ai comprensori poveri di Merlot, e al tempo stesso di produrre un vino rosso più ampio e strutturato del locale Marzemino. Ma ne è derivato molto di più: un rosso di carattere e struttura, certamente rotondo come il Merlot, ma capace di sedurre con le sue note di viola e sottobosco e con il suo profilo al tempo stesso rustico e armonico. Sono, inutile dirlo, anche i tratti di un grande Teroldego.

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Pacherhof Kerner 2018 (2 bottiglie)

Bianco. Pacherhof Alto Adige, Italia Kerner

Bottiglia: 15,70 € soci club / 17,90 € non soci


Luogo incantevole, simbolo e scrigno dell’Alto Adige tutto, Pacherhof sorge sulle colline di Bressanone, con vista sull’Abbazia di Novacella. Un luogo ricco di storia, tanto che il maso più antico dell’azienda è datato 1142 e oggi ospita un albergo con ristorante. La cantina è il regno di Andreas Huber, che vinifica da queste parti solo uve bianche, tipiche della Valle Isarco. I vigneti si dispongono intorno al maso e insistono su suoli sabbiosi e ghiaiosi ricchi di argilla e minerali, ad un’altitudine compresa fra i 600 i 770 metri. Anfiteatri ideali per una viticoltura eroica e di qualità, grazie alle forti escursioni termiche che regalano ai vini complessità aromatica, finezza e longevità.

Tra le poco più di centomila bottiglie annue che il maso produce, c’è anche il Kerner. Un prodotto legato a doppio filo con Pacherhof, in quanto è alla famiglia di Andreas Huber che si deve, secondo molti, l’introduzione di questa varietà in Valle Isarco. Un Kerner preciso, armonico ed elegante, di eccezionale pulizia e ricchezza olfattiva, che rispecchia pienamente lo stile Pacherhof. Vitigno semiaromatico a bacca bianca, il Kerner è stato creato nel 1929 da August Herold, che incrociò Schiava Grossa e Riesling e ne ottenne un’uva che ricorda la mineralità del secondo regalando al tempo stesso le sensazioni più pop e scattanti di un aromatico di maggior corpo e con più decise note fruttate e floreali.

Dai filari ordinati e inerbiti di Pacherhof, da questo clima rigido e dolce insieme, proviene un Kerner a tutti gli effetti paradigmatico della tipologia, oltre che del terroir. Giallo paglierino delicato al calice, al naso esprime ampie e complesse sensazioni di erbe aromatiche, fiori di campo, ginestra, lime, kiwi, noce moscata. La splendida progressione speziata e al tempo stesso agrumata invoglia la beva, e qui si scopre un bouquet suadente e avvolgente, ma non stancante. Vino dritto e fresco, il Kerner di Pacherhof eccelle in struttura e soprattutto in sapidità, portando con sé una persistenza aromatica di tutto rispetto.

Canederli / pasta ai frutti di mare / riso e gamberi con salsa al curry / tartare di cernia / pesce alla brace / sushi e sashimi

  • Nota di degustazione:
    • Colore
      Giallo paglierino / cristallino
    • Fragranza
      Erbe alpine / fiori di campo / agrumi / lime / kiwi / noce moscata / aromatico
    • Palato
      Di corpo / ricco / fresco / pulito / sapido / intenso / persistente
  • Gradazione alcolica: 13,5%
  • Temperatura di servizio ottimale: Tra 6ºC e 8ºC

Pacherhof Kerner 2018
parte frontale e parte posteriore

Gino Pedrotti Rebo 2015 (2 bottiglie)

Rosso. Gino Pedrotti Trentino, Italia Rebo

Bottiglia: 16,27 € soci club / 18,50 € non soci


L’azienda oggi guidata dal giovane Giuseppe Pedrotti vanta una storia familiare secolare. Cornice ne è la Valle dei Laghi, Trentino, subito a Nord del Garda. Un comprensorio di grandi distillati, ma baciato da un clima, al tempo stesso mite e montano, che dona vini di eccezionale carattere. I vigneti della Valle dei Laghi sono un vero e proprio giardino incastonato tra questi magici specchi d’acqua. I laghi di Toblino e di Cavedine, uniti al soffio benefico dell’Ora, brezza mite tipica della zona, creano le condizioni migliori per rossi eleganti e bianchi di splendida aromaticità, complici le ottime escursioni termiche giornaliere e stagionali.

Giuseppe, come papà Gino, è un viticoltore “integrale”, senza compromessi in fatto di rispetto del territorio, biodiversità e interventismo in cantina. I suoi sono vini naturali, ma puliti e densi di sensazioni, oltre che di storia. Vini che evocano il clima sognante del Castello di Toblino, ma che trasmettono profumi e sapori sinceri, chiari, a tratti decisi. Lo dimostra il Vino Santo, fiore all’occhiello di Giuseppe e prodotto che la famiglia tutela e ha contribuito in modo decisivo a salvare dall’estinzione. Una Nosiola lungamente appassita e poi affinata per oltre dieci anni. Un capolavoro che, come tutti i vini di casa Pedrotti, rispetta i principi della fermentazione spontanea e dei lieviti rigorosamente indigeni.

In questa valle, dove ancora il silenzio riesce a dominare le notti e i pomeriggi più tranquilli, Giuseppe possiede ben tredici diversi appezzamenti, che gli garantiscono non più di 25000 bottiglie l’anno. Tra le varietà locali, oltre alla Nosiola, i Pedrotti coltivano uno splendido Rebo. È un’uva a bacca rossa creata nel 1948 dall’agronomo Rebo Rigotti dell’Istituto Agrario di San Michele dell’Adige, incrociando Teroldego e Merlot per generare un prodotto che unisse la gentilezza dei profumi del primo con la struttura e la robustezza del secondo.

Il Rebo di casa Pedrotti non delude le attese, anzi le supera. Qui, infatti, il Rebo si conferma una varietà di carattere personale e originale, che dà vini senza fronzoli, territoriali ed estremamente godibili. Rosso intenso ma con persistenti sfumature di ciliegia, al naso il Rebo evidenzia una rustica nota erbacea che si apre via via in un bel corredo inizialmente vinoso, poi gradevolmente fruttato e floreale. L’approccio dinamico e fragrante del naso si conferma al sorso. Qui l’assaggiatore troverà un bell’equilibrio fra la struttura, tutt’altro che debordante, e il tannino, vivido ma integrato. Sapido e carezzevole, è al tempo stesso brioso, croccante e scattante, tanto da prestarsi ad abbinamenti molto vari, dalla tipica carne salada ai formaggi stagionati. Ottimo per chi non ama i rossi ipertrofici, ma anche per chi, anche d’estate, non può fare a meno del rosso.

Carni alla pietra / formaggio stagionato / polenta e salsiccia

  • Nota di degustazione:
    • Colore
      Rosso rubino / riflessi purpurei
    • Fragranza
      Erbaceo / rosmarino / viola / ciliegia / marasca / fragrante
    • Palato
      Scattante / croccante / fresco / agile / tannino gustoso
  • Gradazione alcolica: 13,5%
  • Temperatura di servizio ottimale: Tra 16ºC e 18ºC

Gino Pedrotti Rebo 2015
parte frontale e parte posteriore

Vignalta Manzoni Bianco Agno Casto 2018 (2 bottiglie)

Bianco. Vignalta Veneto, Italia Manzoni Bianco

Bottiglia: 16,27 € soci club / 18,50 € non soci


Il Manzoni Bianco è il più noto degli incroci messi a punto dal professor Luigi Manzoni della Scuola Enologica di Conegliano a partire dagli anni Venti del Novecento, ed è figlio dell’unione fra Riesling Renano e Pinot Bianco. L’interpretazione di Vignalta, che prende il nome di Agno Casto, è senza tema di smentita fra le più convincenti in assoluto, complice il terroir vulcanico e calcareo dei Colli Euganei, vicino a Padova, che conferisce a questa varietà naturalmente aromatica e strutturata un quid in più di mineralità e nerbo sapido.

Vignalta è un’azienda che non ha bisogno di presentazioni. È a questa realtà, e alla lungimiranza di personalità come Lucio Gomiero, Luciano Salvagnin e Paolo Guzzo, che si deve lo sviluppo del comprensorio dei Colli Euganei. Su queste colline, che Petrarca e Foscolo hanno immortalato con parole straordinarie, si fanno ad esempio alcuni tra i più grandi tagli bordolesi d’Italia. Motivo? La perfetta esposizione dei numerosi cru di queste colline, che si stagliano, uniche, dalla piana veneta, e che hanno prevalente origine vulcanica. Corpo, ricchezza e mineralità à go-go, dunque.

Vignalta sorge nella zona meridionale dei Colli Euganei, considerata generalmente la più performante. I vigneti, che hanno epicentro ad Arquà, sono tuttavia sparsi lungo tutta la denominazione, e da quel di Faedo, centro della DOC, ai piedi del monte Venda, proviene il Manzoni, che è forse il bianco più significativo della gamma aziendale.

Giallo paglierino, alquanto carico, già al colore lascia intendere la propria tempra aromatica. Che è sì vegetale, con cenni di erbe aromatiche, salvia, timo, origano, ma anche floreale, con sentori di acacia, e fruttato, con punte agrumate. All’assaggio Agno Casto si rivela strutturato e di buon pseudocalore, ma senza risultare stancante. L’acidità, infatti, galoppa, affiancata dalla sapidità che il terroir vulcanico prometteva. Generoso, nel complesso è avvolgente e fruttato, con ricordi retronasali di pesca e ananas. Chiude, in lunghissima persistenza, con un finale brioscioso, che rivela la naturale complessità del vitigno, poiché Agno Casto, è bene ricordarlo, sosta in affinamento esclusivament in acciaio, per circa sei mesi.

Tartare di pesce / risotto ai frutti di mare / ravioli di branzino / risotto con gli asparagi

  • Nota di degustazione:
    • Colore
      Giallo paglierino / riflessi dorati
    • Fragranza
      Erbe aromatiche / salvia / timo / origano / agrumi / ananas / fiori di acacia
    • Palato
      Di corpo / fresco / sapido / minerale / finale fruttato / finale salino / persistente
  • Gradazione alcolica: 13,5%
  • Temperatura di servizio ottimale: Tra 6ºC e 8ºC

Vignalta Manzoni Bianco Agno Casto 2018
parte frontale e parte posteriore

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