Selezione - Marzo 2020

Quando il vino si fa duro... i duri cominciano a godere

Selezione - Marzo 2020

Casella Friuli Colli Orientali Tazzelenghe 2015 (2 bottiglie)
Tenuta Bellafonte Sagrantino Collenottolo 2013 (2 bottiglie)
I Borboni Asprinio di Aversa Vite Maritata 2018 (2 bottiglie)

Prezzo della selezione: 130,91 €
Prezzo speciale Club: 115,00 €
Risparmi: 15,91 € (12.15%)

Desidero registrarmi adesso!

Su questa selezione...

Che cosa sono le "durezze" di un vino? L'espressione potrebbe evocare sensazioni aspre, difficili, insomma sgradevoli. Non è così. Le durezze rappresentano, infatti, il patrimonio organolettico del vino. Il suo passaporto per l'avvenire. Garanzia di logevità e al tempo stesso di bevibilità. Durezza è l'acidità. Che rende rinfrescante, appagante, croccante il sorso. E che costituisce il più potente antiossidante del vino, quindi il suo naturale "conservante". Durezza è sapidità. Quindi sapore, tensione, territorio. Sensazione di mineralità che parte dall'olfatto e arriva al sorso. E, per i rossi, durezza vuol dire anche tannino. Quella fine, elegante e dinamica astringenza che rende i rossi, specialmente giovani, briosi e decisi, di carattere. E che, con il tempo, va via via arrotondandosi in un concerto di setosità.

Quanto c'è di terroir in tutto questo? Molto. Suoli vulcanici o di montagna esaltano naturalmente le durezze del vino, complici anche i climi estremi che poco concedono alle facili sirene della morbidezza. Ma il vitigno gioca un ruolo ancor più decisivo. Senza tema di smentita possiamo dire che i più grandi vitigni autoctoni italiani regalano vini naturalmente inclini alla durezza. Rossi tannici, sottili, freschi. Bianchi verticali, taglienti, a volte citrini, estremamente minerali. Durezze tanto spinte che per troppo tempo hanno fatto storcere il naso ai degustatori internazionali. Ma che ora, in un'epoca che cerca bevute sontuose ma dirette e verticali, ricevono un apprezzamento unanime.

È la storia del Nebbiolo, del Sangiovese, della Garganega, del Verdicchio e di molte altre uve che oggi consideriamo il vertice espressivo del vino italiano. Uve che noi stessi italiani, più di cento anni fa, eravamo riluttanti a vinificare in purezza perché davano vini troppo duri per il consumo domestico allora prevalente e, soprattutto, immediato, contadino. Ma quando, complice l'ammodernamento delle tecniche di vinificazione, abbiamo saputo aspettare questi vini e nobilitarli con lunghi affinamenti, sono nate perle come il Barolo e il Brunello di Montalcino, massime espressioni di Nebbiolo e Sangiovese in purezza.

La storia finisce qui? Certo che no. Se le uve autoctone italiane partono quasi tutte con quel quid di durezza e rusticità, questa non può essere solo la storia del Nebbiolo. E infatti la storia del Nebbiolo, in Italia, si ripete ogni giorno. Il Paese con il più alto patrimonio di uve autoctone scopre continuamente perle capaci di stillare grandi vini. Perle dure da far esprimere. Acide e tanniche, a volte quasi estinte. Che, ben vinificate, come intuirono nell'Ottocento Cavour in Piemonte e Biondi-Santi a Montalcino, tracciano il DNA dell'eccellenza enologica italiana.

Acquistare nel negozio

Vuole acquistare singole bottiglie di questa selezione a prezzo di listino?

La sua prossima spedizione

  • Le spedizioni del Club si faranno durante l'ultima settimana del mese.
  • Se vuole aggiungere più casse all'ordine Contattaci.
  • Può consultare o modificare l'indirizzo di consegna e la modalità di pagamento accedendo a il suo account.
  • Registrandosi adesso è ancora in tempo per ricevere questa selezione.

Desidero registrarmi adesso!

Senza quote né spese di registrazione. Registrandosi otterà sconti e un omaggio.
Più informazioni

Casella Friuli Colli Orientali Tazzelenghe 2015 (2 bottiglie)

Rosso. Casella Colli Orientali del Friuli, Italia Tazzelenghe

Bottiglia: 15,65 € soci club / 17,90 € non soci


L'azienda Casella nasce nel 1960 in Friuli, quando Francesco iniziò a dedicarsi con grande impegno alla viticoltura. Il figlio Lino, oggi alla guida della nuova cantina di Albana di Prepotto, ne ha segnato il salto di qualità ammodernando la conduzione del vigneto e le pratiche enologiche. Lino negli anni si è dedicato in particolar modo ai vitigni autoctoni, coltivando e recuperando vecchi vigneti che rischiavano l'estinzione dopo cinquant'anni di abbandono. La valorizzazione del mitico terroir dei Colli Orientali del Friuli e del Collio, caratterizzato da un alternarsi di marne e arenarie protette dai rigidi venti alpini, ha ultimamente raggiunto il suo coronamento con il ricorso alla fermentazione spontanea per i vini bianchi.

Tre ettari e mezzo vitati con vigne dell'età media di quarant'anni, condotti a regime assolutamente ecosostenibile, sono il biglietto da visita di questa azienda familiare. Come, anche, il legame con i vitigni autoctoni, specialmente rossi. Tra questi, spicca certamente il Tazzelenghe, che deve il nome a un'espressione dialettale che significa "taglialingua".

Parente del Refosco, il Tazzelenghe è infatti caratterizzato da un tannino particolarmente ruvido e tagliente, che ne ha a lungo sconsigliato la vinificazione in purezza. Oggi, dopo aver rischiato l'estinzione, viene di nuovo vinificato da produttori, come Casella, innovativi ma legati alle tradizioni. Lo si vendemmia a piena maturazione, a volte leggermente surmaturo (nella terza settimana di settembre, in questo caso), e lo si affina lungamente in legno. In questo modo se ne arrotondano le spigolosità e se ne potenziano le qualità e la profondità.

Rosso rubino intenso con riflessi violacei, al naso questo Tazzelenghe è caratterizzato da note di marasca e frutti rossi, mentre i sentori secondari di cuoio e la leggera tostatura confermano il carattere deciso e già evoluto del vino. Dopo due anni di barrique e un anno in bottiglia, il sorso esprime un interessante connubio di tannicità, note fruttate di ciliegia e mirtilli, e freschezza. I tannini sono sostenuti e caratteristici, e accompagnano una lunghissima, vigorosa, silvestre persistenza. Si abbina tipicamente alle preparazione alla griglia e ai secondi della tradizione friulana come il filetto d’anatra, brovada e musetto, nonché, naturalmente, ai formaggi stagionati.

  • Gradazione alcolica: 13,5%
  • Temperatura di servizio ottimale: Tra 16ºC e 18ºC

Casella Friuli Colli Orientali Tazzelenghe 2015
parte frontale e parte posteriore

Tenuta Bellafonte Sagrantino Collenottolo 2013 (2 bottiglie)

Rosso. Tenuta Bellafonte Montefalco Sagrantino, Italia Sagrantino

Bottiglia: 30,81 € soci club / 35,00 € non soci


Tenuta Bellafonte rappresenta, senza ombra di dubbio, il nuovo corso del Sagrantino di Montefalco. Il bellissimo progetto di Peter Heilbron, uomo saggio, conviviale e pragmatico, ha centro a Bevagna, comune situato nella parte settentrionale della denominazione umbra. Settore dove la natura regala un clima fresco, ottime esposizioni e un vigneto da riscoprire rispetto agli appezzamenti storici di Montefalco.

Il principio che governa il progetto Bellafonte è chiaro: produrre un Sagrantino per quanto possibile sottile ed elegante, armonico e complesso, esaltandone la longevità senza rinunciare ai suoi tratti distintivi, cioè la robustezza e la tannicità. Un Sagrantino, insomma, moderno, pop, di una certa beva. A giudicare dai risultati e dai riconoscimenti, Peter ci è riuscito in pieno.

La cantina è un gioiello di modernità e tecnologia. E d'altronde a Bellafonte si respira il perfetto connubio fra ecosostenibilità, e quindi tradizione, e innovazione tecnologica. In più, il progetto si avvale della collaborazione enologica di personalità del calibro di Beppe Caviola e Luca Franchetti. Sita, come i vigneti, a circa 300 metri di altitudine, la cantina, termo e igrocontrollata in modo del tutto naturale, è popolata di grandi botti di rovere di Slavonia dove i vini riposano senza subire filtrazioni.

Il protagonista del progetto Bellafonte è il Sagrantino Collenottolo. Da fermentazione spontanea, questo grande rosso umbro sosta tre anni in botte grande e almeno un anno in bottiglia prima della commercializzazione. Esempio meglio riuscito di un Sagrantino concepito "per sottrazione più che per addizione", quindi orientato all'eleganza più che alla struttura tannica, esprime alla vista un bel colore rubino intenso e intrigante. Al naso svela raffinati profumi di iris e lavanda, confettura di mirtilli e lamponi, spezie dolci ed erbe aromatiche. Grande equilibrio al palato: nonostante la notevole e caratteristica struttura tannica, la bocca rimane appagata dal frutto e dalle delicate note tostate.

  • Invecchiamento: Evolve per almeno 36 mesi in grandi botti di rovere di Slavonia di dimensione superiore a 30 ettolitri. Dopo l'imbottigliamento affina in cantina, per almeno un anno, prima di essere commercializzato.
  • Gradazione alcolica: 15,0%
  • Temperatura di servizio ottimale: Tra 16ºC e 18ºC

Tenuta Bellafonte Sagrantino Collenottolo 2013
parte frontale e parte posteriore

I Borboni Asprinio di Aversa Vite Maritata 2018 (2 bottiglie)

Bianco. I Borboni Aversa, Italia Asprinio

Bottiglia: 11,04 € soci club / 12,55 € non soci


La storia dell'Asprinio, vitigno autoctono campano a bacca bianca della zona di Aversa, ha dell'incredibile. Quasi estinto, se ne deve alla famiglia Numeroso, alla guida dell'azienda I Borboni, non solo il recupero, ma anche l'ascesa a un consenso tanto ampio da meritare premi prestigiosi come le Quattro Viti dell'Associazione Italiana Sommelier. Autentico patrimonio di biodiversità, l'Asprinio è tuttora allevato "ad alberata", cioè, come nell'Antichità, con le viti abbarbicate agli alberi. Viti centenarie, prefillosseriche, che strenuamente resistono in un contesto dove non è ancora facile fare impresa e fare qualità.

La cantina, nel centro storico di Lusciano, rispetta tutti i canoni della tradizione locale. A cominciare dalla vinificazione in grotta, altra tipicità dell'Asprinio. Asprinio, cioè "aspro". E in effetti quest'uva possiede una naturale carica acida che la rende eccezionale non solo nel lungo periodo, in affinamento, ma anche come base spumante. Ma le durezze dell'Asprinio non sono solo dovute al vitigno. C'entra anche il terroir. Che è sabbioso e quasi interamente vulcanico. E, in più, c'entra l'allevamento, perché la distanza tra radice e grappolo che si trova nelle viti maritate agli alberi costringe gli acini a una maturazione per così dire sempre parziale, verde, vegetale. E quindi a vini tesi, verticali, taglienti. Di straordinaria beva territoriale.

Non deve dunque sorprendere se la vendemmia del Vite Maritata, Asprinio entry level di casa Numeroso, avvenga solitamente a fine settembre o inizio ottobre, quindi tardivamente. Ne deriva un vino dal bellissimo colore giallo paglierino ma con uno splendido riflesso verdolino che ne anticipa il carattere pimpante e sbarazzino. Al naso si apre, sottile e tagliente, con un delicato bouquet di agrumi, fiori, uva spina, macchia mediterranea e scorza d’arancia. Affinato circa sei mesi in acciaio sui propri lieviti, rappresenta la quintessenza di quest'uva. Al palato, infatti, è di medio corpo, salmastro, fresco ed equilibrato. Va provato con la mozzarella di bufala.

  • Gradazione alcolica: 12,0%
  • Temperatura di servizio ottimale: Tra 6ºC e 8ºC

I Borboni Asprinio di Aversa Vite Maritata 2018
parte frontale e parte posteriore

Desidero registrarmi adesso!