Vino di Recioto della Valpolicella · Italvinus
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Vino di Recioto della Valpolicella

La Valpolicella, terra di dolci colline marnose e calcaree con esposizioni perfette e microclimi fantastici, tendenzialmente miti perché protetti dalle correnti alpine e dalla felice influenza del Lago di Garda, costituisce del resto uno dei comprensori storici della viticoltura nazionale, ben noto già nell'Antichità.

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Recioto della Valpolicella

La Valpolicella, terra di dolci colline marnose e calcaree con esposizioni perfette e microclimi fantastici, tendenzialmente miti perché protetti dalle correnti alpine e dalla felice influenza del Lago di Garda, costituisce del resto uno dei comprensori storici della viticoltura nazionale, ben noto già nell'Antichità.

I vitigni, in una regione rossista tutt'altro che monovarietale, rappresentano il nerbo di questa tipicità. Caratteriale, morbida e colorata, la Corvina si avvale quasi sempre dell'apporto della Rondinella, sapida, minerale e strutturata, ma anche di altri autoctoni come il Corvinone e la Molinara, protagonisti di uvaggi mutevoli, poliedrici e originali.

Raccolte talvolta leggermente surmature, le uve del Recioto vengono poste ad appassire, in genere fino a dicembre o anche febbraio, in fruttai tipicamente collocati nei soffitti delle aziende, in collina. Qui i grappoli vengono disposti in graticci detti “arele” e lasciati essiccare in condizioni ottimali di ventilazione e temperatura, perdendo fino a un terzo del loro peso originale.

Una parte di queste uve viene destinata all'Amarone, che dal Recioto, un tempo vino principe della Valpolicella, deriva come sua variante secca o con minimo residuo zuccherino. La parte restante, che può subire un appassimento prolungato, è invece destinata al Recioto, che con l'Amarone condivide la tipica rotondità, la morbidezza opulenta e vellutata, il tannino levigato e affatto dolce.

Vino dolce d'irruenza e carattere, spesso poco più che amabile ma oggi sovente ricco di residuo zuccherino, il Recioto è opulento, rotondo, ricco, d'intensità e complessità rare, sontuoso nelle sue note di frutta confetturata, di spezie, di etere. In bocca, nelle versioni più classiche, che subiscono lunghissimi affinamenti in botte (spesso superiori ai cinque anni), sa anche essere fresco, piacevolmente sapido e riccamente tannico. È il profilo, probabilmente, del più grande rosso dolce italiano.

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