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Vini rosé

Il rosé è il vino più poliedrico a tavola e quello più conviviale. Si presta a infiniti abbinamenti e regala un piacere condiviso. Se c'è, oltre al colore, una cosa che definisce il vino rosato, è la sua grande versatilità gastronomica e il suo potere intrigante e seduttivo. State per portare a tavola una notevole varietà di piatti diversi tra loro? Scegliete un rosé. Avete tra gli ospiti palati inesperti accanto ad assaggiatori più esigenti? Servite un rosé di alta gamma. Nella nostra ampia selezione troverete dai delicati rosati in stile provenzale ai rosati più classici, corposi e rotondi, insieme ad alcune delle creazioni più innovative e originali. Benvenuti nell'eccitante mondo del rosé!

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506 vini

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Come scegliere il rosé giusto?

Il rosé è un vino molto onesto. Di solito è presentato in bottiglie trasparenti in modo che si possa comprendere il suo stile a colpo d'occhio. Ma proprio per questo è un vino... ingannevole! Può sembrare immediato e banale, ma non sempre lo è, anzi! In generale, più il colore è chiaro, più il vino tende ad essere delicato: i rosati a buccia di cipolla, rame pallido o corallo sono ideali per aperitivi e piatti delicati. Più vivido e intenso è il colore, più profondo è il sapore: sono i rosati rosso scarlatto o carminio, solitamente rosati molto fruttati ideali per accompagnare tutto, dalle carni ai brodi di pesce, dalle pizze rosse e alle paste al pomodoro. Lo stile di ogni etichetta determina poi le scelte specifiche. Già, perché anche i rosati hanno... il loro stile!

Come si fa il vino rosato?

Il rosato è il vino che risulta dalla macerazione delle uve rosse lasciate a contatto con le bucce solo per poche ore, giusto il tempo di ottenere il colore, la struttura e le sostanze aromatiche desiderate. Rispetto a un vino rosso, un rosé può macerare per 6-12 ore, mentre un rosso può macerare per 6-12 giorni fino a svariate settimane.

Esistono anche altre tecniche per produrre i vini rosé. La più nota è il salasso: dopo una breve macerazione sulle bucce, si sottrae dalla massa in fermentazione un po’ di vino, che risulterà un rosato di bel carattere, mentre il resto del mosto si destina a fare un rosso di maggior struttura.

Altre antiche tecniche sono tipiche di alcune zone dell’Italia. C'è la “lacrima”, che consente di produrre rosati di altissima gamma con il mosto-fiore che si ottiene da una pigiatura leggerissima delle uve rosse solitamente raccolte in un sacco, dopo un minimo contatto naturale con le bucce. Poi c’è la “svacata”, tipica del Cerasuolo d’Abruzzo, che consiste nell’unire una parte di montepulciano vinificata in rosso con una parte vinificata in bianco.

Esiste anche la possibilità di produrre rosati mischiando uve rosse e bianche diverse, ma questa pratica è oggi considerata di qualità solo per la realizzazione di rosati spumanti.

Quanti stili di vino rosato ci sono?

Di solito si parla di rosati alla provenzale (detti spesso “chiaretti”) e di rosati classici. In entrambi i casi, alcuni sono invecchiati in botti, aumentando la loro complessità e cremosità. Infatti, anche se i rosati sono quasi sempre commercializzati poco dopo la vendemmia in seguito a una breve stabilizzazione in acciaio, ci sono alcune eccezioni.

Tanto in Provenza quando nelle migliori zone italiane per i vini rosati, infatti, alcune etichette top di gamma subiscono un affinamento (e a volte anche la vinificazione) in botte di legno di medie dimensioni, generalmente usata, per un periodo di tempo che può raggiungere i due anni. Ne derivano rosati che, oltre alle tipiche note fruttate, sono anche speziati e tostati, oltre che notevolmente più longevi della media.

Alla produzione di questi vini, cosa rara per tutti gli altri rosé, le aziende di norma riservano i vigneti migliori e più vecchi, ma stiamo ovviamente parlando di zone in cui il vino rosato è tradizionalmente considerato il prodotto più pregiato del territorio.

I rosati di colore chiaro si trovano principalmente nel sud della Francia ma anche in Italia settentrionale e sull’Etna, dove le altitudini e la mineralità del suolo esaltano la finezza dei rosati locali. Assaggiate e confrontate, per esempio, il Miraflors di Domaine Lafage e il Cà dei Frati Rosa dei Frati, e, tra quelli invecchiati in botte, Miraval insieme a Costaripa Molmenti. La loro sottigliezza e apparente evanescenza ne fanno l'abbinamento ideale per i piatti più delicati e squisiti: frutti di mare, paté leggeri e insalate con formaggio per i più immediati, mentre quelli più complessi sono l'abbinamento perfetto per carni arrostite, gamberi, cucina giapponese e piatti piccanti.

È tra i classici e con un po' più di colore e struttura che troviamo i rosati più versatili. Questo tipo di rosé è in concorrenza diretta con i rossi giovani perché si abbina bene a pizze, tapas, antipasti salati e primi piatti, ma anche a carni bianche grigliate e condite, cucina piccante, carpacci, paella, verdure grigliate, toast con olive e molti altri piatti. I rosati, grazie al loro eccellente equilibrio tra acidità, dolcezza e sapidità, hanno il pregio di sgrassare il palato in modo simile agli spumanti, motivo per cui sono ideali a tutto pasto o quando si devono servire diversi piatti alla stessa tavola.

Aggiungete sempre un nuovo rosé italiano ai vostri acquisti per conoscere i diversi stili che vengono prodotti in Alto Adige, in Abruzzo e in Puglia e in altre regioni che realizzano rosati... muscolari.

Per piatti più sostanziosi, grigliate, salumi, prosciutto, piatti di riso e cucina un po' piccante, date un'occhiata a un buon rosé leggermente invecchiato o particolarmente morbido e concentrato, solitamente di ottima intensità e persistenza aromatica:

I rosati possono ovviamente anche essere frizzanti, come tantissimi lambrusco, e spumanti. I più nobili derivano da uve pinot nero in purezza e, soprattutto se spumantizzati a metodo classico, si servono a tutto pasto a seconda del residuo zuccherino, ma si fanno ottimi rosé da aperitivo con molte uve autoctone italiane. Di recente, potete anche scoprire i nuovi prosecco rosé!

Voglia di un dessert... in rosa? Benissimo, alcune uve aromatiche delicate e profumate – appassite come un moscato rosa oppure no, come il brachetto e alcuni lambrusco dolci – si vinificano dolci in rosato e accompagnano ottimamente crostate alla frutta o dolci al cucchiaio con le more e i lamponi.

A che temperatura va servito un vino rosato?

La temperatura del rosé dovrebbe essere sempre una via di mezza tra quella di un bianco e di un rosso, intorno ai 10-12 ºC. Dato che il rosato è un vino che si conserva spesso in estate, sono utili refrigeratori, secchielli, glacette, borse termiche e quant’altro possa aiutare a mantenere la temperatura durante il trasporto e a tavola.

La parola chiave è sempre freschezza, soprattutto per i rosati dal miglior rapporto qualità/prezzo, che trovate sempre fra i topseller nella nostra enoteca:

Quale bicchiere si usa per il vino rosato?

Il bicchiere ideale per il rosé è un bicchiere di media grandezza. È un bicchiere a forma di Bordeaux, con una base più larga dell'apertura, ma più piccolo di quello usato per i vini rossi. Il motivo è che i rosati hanno bisogno di poca ossigenazione e con meno vino nel bicchiere possiamo rinnovarlo più frequentemente e godercelo sempre fresco. Con lo stesso obiettivo, non si dovrebbe riempire più di un terzo del calice.

Scegliete un bicchiere leggermente più piccolo se il rosé è giovane e con aromi essenzialmente floreali, e uno più ampio se il vino è più fruttato, complesso e cremoso. Un bicchiere più piccolo per i rosati in stile provenzale e uno più ampio per i rosati invecchiati in rovere o per gli stili più classici.

Quali uve sono le più comuni nella produzione di vini rosati?

Grenache e cinsault sono i più comuni in Francia, ma anche cabernet franc e gamay. In Italia c’è una grandissima varietà di uve con cui si producono rosati. Si usano anche qui le uve internazionali, come il merlot e il syrah, con tanta Toscana:

Ma i prodotti più tipici si realizzano con le uve autoctone, da nord a sud: groppello, corvina, lagrein, ciliegiolo, sangiovese, montepulciano, bombino nero, negroamaro, primitivo, gaglioppo, nerello mascalese, fino al nero d’Avola. In Spagna, la grenache è la varietà regina dei vini rosati, ma si possono trovare rosati con quasi ogni tipo di uva: tempranillo, syrah, merlot, prieto picudo e molte altre.

Quali sono le regioni tradizionalmente più vocate alla produzione di vino rosato?

Qui bisogna fare una distinzione. Ci sono zone al mondo, come la Toscana, in cui i rosati si fanno relativamente da poco tempo per ragioni soprattutto commerciali. Vini ottimi e da grandi uve, ma non tipici. Poi ci sono zone in cui i rosati si fanno da secoli e, anzi, come in Provenza, rappresentano il prodotto più tradizionale, anche se oggi non sempre considerato il più nobile, come l’Etna.

Le denominazioni che si sono maggiormente dedicate alla produzione di vino rosato in Francia si trovano intorno al Mediterraneo: nelle regioni della Provenza e della Linguadoca-Rossiglione.

In Italia, le zone storiche più importanti dei vini rosati sono:

  1. il Lago di Garda, e soprattutto la zona della Valtènesi, verso Brescia, soprattutto da uve groppello, che dà rosati sottili, agili, color salmone e molto minerali, vocati all’affinamento
  2. l'Alto Adige, dove l’uva autoctona lagrein è tradizionalmente vinificata in rosato oltre che in rosso
  3. alcune aree della Liguria e della Toscana, in cui uve tipiche come l’ormeasco, il ciliegiolo e l’aleatico, leggere e profumate, sono sempre state vinificate in rosato
  4. l'Abruzzo, dove da uve montepulciano si produce il Cerasuolo d’Abruzzo, un rosato che sembra un rosso per colore, intensità e struttura
  5. la Puglia e il Salento, che realizzano rosati fruttati, intriganti e corposi, anche nel colore, da uve negroamaro, primitivo e bombino nero
  6. la Calabria e la Sicilia, specialmente con l’Etna, dove si ricorda che la versione un tempo più gettonata di uve sottili ed eleganti come gaglioppo e nerello mascalese era rosata, e non rossa come oggi

Grandi rosati italiani si sono ultimamente affacciati un po’ in tutto il paese, però. Basti un esempio: i rosati di Bolgheri, generalmente dalle grandi uve rosse del territorio (merlot e cabernet), sono certamente tra i più prestigiosi d’Italia.

In Spagna, Navarra e Cigales sono stati i due grandi nomi tradizionalmente associati al rosé, anche se oggi è molto facile trovare marche di alta qualità nella maggior parte delle denominazioni: Rioja, Penedès, Empordà, Ribera del Duero.

Naturalmente anche tra i vini rosati si è diffuso il movimento dei vini ecosostenibili, e ormai sono molto numerosi i vini rosati biologici. Vi consigliamo di dare un’occhiata all’ampia selezione che trovate nella nostra enoteca!

Quali sono le migliori cantine di vini rosati?

Alcune marche devono il loro prestigio alla propria stessa tradizione, come Brancaia o la Tenuta Guado al Tasso dei Marchesi Antinori, altre per essere state pioniere nel rompere il pregiudizio che per tanti anni ha considerato i rosati come vini superficiali, come Costaripa e Leone de Castris, mentre altre sono diventate punti di riferimento più recentemente per la qualità che offrono anno dopo anno o la squisitezza e accessibilità dei loro prodotti, come San Marzano o Zaccagnini. Ecco solo alcuni dei grandi produttori di vino rosato italiano: