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Passopisciaro

4,5/5
(Basato su 15 recensioni su 8 vini)

Passopisciaro

Il restauro di un antico baglio a Passopisciaro, frazione di Castiglione di Sicilia sulle pendici dell'Etna, ormai mitiche tra gli appassionati, ha rappresentato, nel 2000, l'esordio dell'avventura di Andrea Franchetti nel mondo del vino. Il recupero dei terrazzamenti storici sui caratteristici suoli lavici d'alta quota, benedetti da un clima unico fatto di escursioni termiche eccezionali e uve di eleganza straordinaria, è stato il preludio per l'imbottigliamento di una delle gamme più apprezzate e nobili dell'intero comprensorio, incentrata sul Nerello Mascalese.

L'intuizione di Franchetti è stata quella di diversificare la tipica mineralità vulcanica delle pendici dell'Etna in molteplici cru, che, complice la diversa composizione del suolo lavico e le diverse altitudini, regalano effettivamente sensazioni molto poliedriche. Qui, sul versante Nord del vulcano, antiche contrade, che ricalcano i confini degli antichi feudi e includono alberelli a piede franco che arrivano ai 130 anni d'età, corrispondono quindi a diversi profili sensoriali, tutti caratteristici e dotati di una personalità propria. Dal 2008, dunque, al classico Passopisciaro, ora Passorosso, un blend elegantissimo e luminoso di molteplici vigneti, Franchetti ha affiancato i frutti di ben cinque cru, tutti affinati in rovere grande per circa 18 mesi, ognuno proveniente da un vigneto posto nell'omonima contrada e ognuno identificato, in etichetta, dalla rispettiva iniziale.

Chiappemacine, 550 m s.l.m., è la contrada più bassa, su suoli arenarici e calcarei, ben ventilata, e dà un Nerello pieno e rotondo. Porcaria, 650 m s.l.m., è uno dei cru più ambiti sull'Etna, su terreni lavici polverosi, e regala vini ricchi, pieni, di grande eleganza. Guardiola, tra gli 800 e gli 1000 m s.l.m., genera un Nerello profondo e complesso, particolarmente fruttato e sottile. Sciaranuova, che insiste su una colata di appena due secoli fa, dona vini scuri, densi, profondi, vegetali, salmastri. Rampante, sita ad oltre 1000 m s.l.m. su terreni lavici sabbiosi, dà un Nerello di ineguagliabile finezza e sottigliezza.

Altra intuizione di Andrea Franchetti, dal 2005, è stata quella di inaugurare la produzione di un “super-Etna”, un grande vino vulcanico da uve internazionali. È nato così il Franchetti, prodotto da uve di Petit Verdot e Cesanese d'Affile piantate nel 2000 su roccia e cenere vulcanica in Contrada Guardiola. Un vino denso, concentrato, opulento, descritto da Franchetti come “il tentativo di fare un vino completamente diverso sull'Etna, di esprimere quello che è la mia idea di un vino etneo”. E sulla stessa linea si colloca il Passobianco, un bianco etneo d'ispirazione borgognona, che rinuncia al classico Carricante per abbracciare lo Chardonnay in un'interpretazione ricca ma fresca, orientata alla longevità.

  • Anno di fondazione2000
  • Vigneto proprio:26
  • EnologoAndrea Franchetti
  • Produzione annuale di bottiglie80000
PassopisciaroPassopisciaro