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Moscato d'alessandria

Tra tutti i moscato, quello d'Alessandria, più noto localmente come zibibbo, è tra i meno carichi di aromaticità. Questo lo rende estremamente elegante e sottile in quanto riesce ad esprimere con meno filtri il clima e il terroir, generalmente mediterraneo e vulcanico, e adattissimo a concentrare, attraverso l'appassimento, ulteriori aromi. Lo zibibbo, secondo le ipotesi più accreditate, sarebbe stato portato in Sicilia dagli arabi intorno all'VIII secolo. La parola "zibibbo" deriva dalla parola araba zabīb (زبيب) che vuol dire "uvetta" o "uva passita". E infatti, ancora oggi il prodotto che caratterizza questo vitigno è il Passito di Pantelleria DOC, le cui viti ad alberello protette dalle conche vulcaniche naturali dell'isola al centro del Mediterraneo costituiscono da qualche anno un Patrimonio UNESCO dell'Umanità. Vinificato secco, lo zibibbo regala un bianco dall'intensa profumazione, con un bouquet floreale ma anche fortemente minerale, che si conferma nell'assaggio sapido, a volte salmastro, tanto più che l'uva si può prestare anche a macerazione. Nelle versioni più immediate, è invece un bianco minerale elegantemente profumato. Se passito - pratica comune a Pantelleria ma anche in Sicilia - lo zibibbo dona il noto nettare ambrato con note di albicocca disidratata, scorza d'arancia candita, spezie dolci, sbuffi minerali. Il sorso, mitico, è avvolgente e dirompente, di ottima struttura e, nelle versioni migliori, pungente sapidità e persistente freschezza.

Vino con uva Moscato d'Alessandria