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Elisabetta Foradori

Entrata a diciannove anni nell'Azienda fondata nel 1939 dal nonno, Elisabetta Foradori, quattro figli di cui tre al suo fianco in cantina, a trentacinque anni di distanza è riconosciuta come la Signora...
| Anno di fondazione | 1939 |
| Enologo | Elisabetta Foradori |
| Vigneto proprio: | 12 / ha |
| Produzione annuale | 160.000 bottiglie |
| Paese | |
| Regioni | |
| Uve |
Vino di Elisabetta Foradori

Foradori Fontanasanta Manzoni Bianco 2024
BIO

Elisabetta Foradori
Entrata a diciannove anni nell'Azienda fondata nel 1939 dal nonno, Elisabetta Foradori, quattro figli di cui tre al suo fianco in cantina, a trentacinque anni di distanza è riconosciuta come la Signora del Teroldego, autentica e principale custode del proprio territorio. È lei stessa, d'altronde, che in una bellissima intervista al quotidiano italiano “La Repubblica”, ha voluto definirsi così, tratteggiando la propria storia di viticoltrice, enologa, imprenditrice e grande comunicatrice del territorio con cui vive in simbiosi: quella magica piana rotaliana che regala, grazie al terroir minerale di origine alluvionale e alle esposizioni soleggiate dei colli dolomitici, un vino di carattere sottile e straordinariamente elegante.
”Oro del Tirolo” secondo l'etimologia più accreditata, il Teroldego è riletto da Elisabetta Foradori al filtro della filosofia steineriana. Il vigneto è, infatti, a conduzione biodinamica, nel rispetto di una concezione universale dell'ecosistema, che coinvolge non solo la vite, ma tutte le piante e anche gli esseri che lo popolano, uomo compreso. La biodinamica, a casa Foradori, non è però un punto d'arrivo, ma di partenza. Partenza verso la moltiplicazione delle colture, e anche verso la collaborazione con produttori attivi sul territorio in altri settori dell'agroalimentare, come il caseario. Un'Azienda, dunque, in continuo cammino, produttivo e generazionale, a partire dalla conversione, ormai quasi completa, alle macerazioni in anfora in luogo dell'acciaio, e naturalmente dalla rinuncia a lieviti selezionati, chiarifiche e filtrazioni di sorta.
La gamma di Elisabetta Foradori, ormai riconosciuta pienamente a livello internazionale, non necessita di grandi presentazioni. Il grande vino è certamente il Granato, 15 mesi di rovere grande e 20 in bottiglia, nel gotha enologico italiano, un Teroldego sostenibile e autorevole, espressione fra le più alte e autentiche del vitigno, forte di una sicura longevità. Strutturato, ampio, opulento, è il Teroldego Morei, tra i cru più rappresentativi della Piana. Più rustico e verace, e in questo caratteristico, il Teroldego Sgarzon, vinificato interamente in terracotta, fruttato e mentolato, fresco, sapido, verticale e succoso. Lungo e vivace anche il Foradori, il Teroldego più pronto e conviviale della gamma.
Sul fronte bianchista, l'eccellenza dei cru dolomitici bacia il classico Fontanasanta, un Manzoni spettacolare per struttura e complessità olfattiva, tropicale, confetturata, dall'incredibile potenziale di affinamento. E poi il Fuoripista, il Pinot Grigio di casa, macerato sulle bucce in anfora, ramato, al naso floreale e speziato, al palato tanto fresco e sapido quanto rotondo e sontuoso. Da provare la Nosiola Fontanasanta, il più autentico bianco autoctono trentino, che nell'interpretazione di Elisabetta Foradori sosta 8 mesi in anfora sulle bucce e poi in botti di acacia e rovere per altri due: un orange deciso e convinto, estremamente elegante, ma smussato, garbato, varietale.