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Cascina Piano

La Rocca di Angera, che domina la sponda varesina del Lago Maggiore, è uno dei monumenti più significativi della Lombardia. Di origine medievale, è uno dei forti meglio conservati e più monumentali, anche per le decorazioni interne, di tutta la regione. Era, ed è, proprietà della famiglia Borromeo, casato aristocratico milanese che ha dato i natali a personalità del livello di San Carlo e del cardinal Federico. A parte il lato storico-culturale, pochi ricordano che tutta la sponda varesina del Lago Maggiore era quasi completamente vitata fino a poco più di un secolo fa, come l’intera provincia di Varese, se si considera l’abbondante produzione di vino che interessava persino Saronno e Busto Arsizio. Oggi, dopo il graduale abbandono delle campagne, la superficie a vigneto supera a stento i dieci ettari, e gran parte di quest’operazione di recupero si deve all’azienda Cascina Piano.

Salire a Cascina Piano dalla Rocca di Angera è alquanto impervio, ma la fatica viene ripagata da una prospettiva tutta nuova ed emozionante sulla rocca stessa e sul suo territorio. Fondata nel 2003 dall’ex dirigente d’azienda Franco Berrini, l’azienda, inizialmente poco più che un passatempo amatoriale, ha in pochi anni ridato vita non solo a un antico cascinale di famiglia, ma anche a molti “ronchi”, cioè i caratteristici terrazzamenti su cui sono impiantati i vigneti. “Ronchi varesini” è il nome dell’indicazione geografica che, nel 2005, Berrini riesce a ottenere per identificare i vini del territorio oltre che della sua azienda.

Quella di Franco è una favola stupenda: in un territorio che non si riteneva più vocato ottiene non solo la IGT ma anche una valutazione molto positiva da parte dell’Università di Milano. Risultato? Le bottiglie vanno a ruba e arrivano persino riconoscimenti a livello nazionale sulle principali guide del settore. La tipicità ecosostenibile e una gamma ben variegata hanno fatto il resto. Le uve sono varie, segno di un recupero ancora sperimentale. Ma sono vinificate con risultati splendidi, oltre che secondo i più solidi principi dell’ecosostenibilità. Ci sono gli uvaggi dell’Oltrepò, con la Croatina, la Barbera, l’Uva Rara, cui si aggiungono il Merlot, la Vespolina e una straordinaria interpretazione del Nebbiolo – d’altronde, sull’altra sponda del lago, ci si ritrova di fatto in alto Piemonte. Tra i bianchi, spiccano lo Chardonnay e il locale Bussanello, oltre al Trebbiano. Le etichette sono molto curate e riportano vari affreschi della zona, a sottolineare il legame storico-culturale dell’azienda con il territorio.

  • Anno di fondazione2003
  • Vigneto proprio:3
  • Produzione annuale di bottiglie23000