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Ar.Pe.Pe.

Ar.Pe.Pe.

L’azienda Se il vino valtellinese e l’uva nebbiolo chiavennasca sono considerate oggi un punto di riferimento qualitativo assoluto, il merito della famiglia Pelizzatti Perego, alla guida d...

Valoración
4,3/5
(Basato su 14 recensioni su 11 vini)
Anno di fondazione1860
EnologoIsabella Pelizzatti Perego
Vigneto proprio:13 / ha
Produzione annuale di bottiglie100000 / bottiglie
Paese
Regioni
Uve

Vino di Ar.Pe.Pe.

31,00

63,00

63,00

63,00

63,00

31,00

27,50

Esaurito

59,00

Esaurito

31,00

Esaurito

18,50

Esaurito

59,00

Ar.Pe.Pe.

L’azienda

Se il vino valtellinese e l’uva nebbiolo chiavennasca sono considerate oggi un punto di riferimento qualitativo assoluto, il merito della famiglia Pelizzatti Perego, alla guida di Ar.Pe.Pe., è evidente. Certo, l’azienda poggia su ormai numerose generazioni di esperienza vitivinicola in valle, se si considera che da oltre 150 anni si dedica con amore e fatica al nebbiolo delle Alpi. La Valtellina è un territorio impervio e aspro, da sempre vocato alla vite ma al tempo stesso anche alla durezza di un lavoro sodo e sfibrante. Lo testimoniano gli antichi terrazzamenti costituiti da muretti a secco che rappresentano un elemento imprescindibile del paesaggio, nella totale e sana osmosi tra uomo e natura.

Su questi terrazzamenti, lungo le scoscese pendenze dei migliori cru del Valtellina Superiore, Ar.Pe.Pe. alleva il suo nebbiolo. Nel 1984, per opera del grande Arturo, ha inizio la storia moderna dell’azienda, che Isabella, Guido ed Emanuele hanno perfezionato e portato alla definitiva consacrazione. Il metodo tradizionale valtellinese della famiglia Pelizzatti Perego è scritto nelle agende dell’azienda dal 1860, appena prima dell’unità d’Italia. E infatti il successo contemporaneo è basato sui valori del territorio e dell’attesa: un nebbiolo da lunghe macerazioni, ma tutt’altro che pesante e nerboruto, anzi leggiadro, elegante, pungente e sottile come solo questa valle sa donare. Un nebbiolo rustico, certamente, ma che con i lunghi anni che già in cantina gli vengono riservati – secondo un’ottica rigorosamente tradizionale – diventa un campione assoluto di stile.

Fra le regioni della viticoltura eroica e di montagna in Italia, la Valtellina occupa certamente un posto d'onore. Il versante esposto a sud dell'alta Valle dell'Adda, ponte naturale tra la Lombardia dei laghi e le Alpi svizzere, è straordinariamente ricco di vigneti, disposti su antichi terrazzamenti costruiti a mano sin dal Cinquecento. Nevi, correnti, escursioni termiche dai 5 ai 35°C, tepori estivi e soprattutto terreni tanto ripidi quanto preziosi, ricchi di sabbia, argilla e limo, donano al vino una struttura, una finezza e una longevità strepitose.

I vigneti, la cantina, lo stile

Nelle cinque zone della Valtellina del vino, tutte caratterizzate da una personalità particolare, il nebbiolo locale, secondo alcuni il più antico di tutti, ha trovato una terra d'elezione, in cui esprimere tutta la sua austera potenza e la sua finezza sorprendente, incorniciata in colori tipicamente tenui e in profumi profondi di schietta montagna: il fine e vellutato Grumello, l'assolato e ricco Inferno, l'austero e grandioso Sassella, tutti affinati per almeno due anni in grandi botti (tre per le riserve).

Ar.Pe.Pe. possiede 13 ettari vitati completamente inerbiti, distribuiti fra Sassella, Grumello e Inferno. Alcuni ceppi particolarmente annosi raccontano del patrimonio centenario di questo parco vitato. Le lavorazioni sono effettuate completamente a mano, cosa del tutto naturale considerata la situazione morfologica dei vigneti stessi. Tutto è svolto in modo naturale, e gli interventi fitosanitari sono limitati al minimo che si rende indispensabile a seconda dell’andamento climatico e delle precipitazioni. Ad ogni modo, in caso di annate che l’azienda giudica irrecuperabili dal punto di vista qualitativo, i vini, molto semplicemente, non vengono imbottigliati.

La cantina di Ar.Pe.Pe. vale certamente la visita, perché è il perfetto mix di storia e tecnologia, creatività e razionalità, architettura e funzionalità. Le vinificazioni e gli affinamenti, così come la gestione agronomica, non sono però completamente parametrizzabili. E qui subentra lo stile e la capacità di ascoltare ogni annata nella sua sfumatura e nelle sue esigenze, anche in termini di affinamento. In cantina si usano strumenti a dir poco tradizionali, a volte semplicemente riattati: tini, botti grandi, vasche in acciaio o cemento.

I vini

È su queste solidissime basi che le grandi riserve di Ar.Pe.Pe. sono diventate vini iconici, etichette simbolo del vino italiano e del nebbiolo in particolare, un vero e proprio fiore all’occhiello dell’enogastronomia lombarda. Tra tutti, non si può non ricordare Rocce Rosse, il grande Sassella di casa. Un vigneto a decisa pendenza, su suoli granitici, poveri e ardui, su cui Arturo aveva investito molta parte dei propri sforzi. È il vino simbolo di Ar.Pe.Pe., un nebbiolo macerato oltre due mesi in tini e fatto affinare più di tre anni fra botti grandi, vasche di cemento e bottiglia. Sempre in Sassella, ma poco più in alto, sui 450 metri, c’è il vigneto Regina: qui si trova il più antico patrimonio vitato di Ar.Pe.Pe., con ceppi di più di cinquant’anni che regalano tutta l’aristocratica essenzialità e la magica verticalità di questo nebbiolo alpino.

Buon Consiglio è invece il Grumello di Ar.Pe.Pe.: proviene dal cru ai piedi del quale si nasconde la cantina ipogea dell’azienda. Un cru che regala terrazzamenti vertiginosi, con muretti alti anche 7 metri, e che produce un nebbiolo sapientemente lavorato con macerazioni lunghe, al bisogno anche oltre 100 giorni nel tino in legno, e poi affinato in botte grande fino a 60 mesi. Un nebbiolo incredibile, teso ma setoso, onirico. Gli fa compagnia il Sant’Antonio, riservissima di Grumello da un piccolo appezzamento a 450 metri di altitudine: solo botte di castagno, ampio e generoso, è intitolato alla chiesetta di Sant’Antonio a Montagna in Valtellina, dove nel 1969 Arturo sposò Giovanna. Inferno è la zona del Valtellina Superiore più assolata, e da questo ridente comprensorio Ar.Pe.Pe. produce Fiamme Antiche, che è un nebbiolo inebriante, dalla trama tannica finissima e dalla struttura completa e appagante, e Sesto Canto, la riservissima potente ma graffiante, lungamente affinata in botti di castagno.

Il giusto equilibrio fra tensione e morbidezza esprimono i Valtellina Superiore d’ingresso, caratterizzati anche da un più breve affinamento in cantina: il Sassella Stella Retica e il Grumello Rocca de Piro. In assenza di uno sforzato, tipologia che Ar.Pe.Pe. non considera appartenente a pieno titolo alla tradizione del territorio e quindi evita di imbottigliare, gli amanti del nebbiolo più vellutato possono trovare in gamma l’epico Sassella Ultimi Raggi: un nebbiolo che proviene dalla parte più alta del Sassella (600 metri) e che, secondo un’intuizione di Arturo, viene fatto leggermente surmaturare in pianta. Si ottiene così un rosso più concentrato e morbido, ma non troppo: un nebbiolo più addomesticato, ma pur sempre un nebbiolo, totalmente secco, dal tannino vivace e di pimpante acidità.

Porte d’accesso all’aristocratica gamma di Ar.Pe.Pe. sono il Pettirosso e il Rosso di Valtellina. Il primo è il Valtellina Superiore senza menzione della sottozona. Viene prodotto solo in alcune annate, in cui la famiglia decide che è meglio conferire il prodotto dei cru in un unico grande assemblaggio, che è poi un Valtellina Superiore eccezionale per equilibrio e complessità. Durata della macerazione e dell’affinamento vengono stabiliti di volta in volta, a seconda delle esigenze dell’annata.

Ar.Pe.Pe.Ar.Pe.Pe.