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Sa Raja

Sa Raja

Sa Raja vuole essere un piccolissimo segno, eppure indelebile: un solco, un’impronta etica, traccia di un passaggio memorabile nella meravigliosa terra di Gallura in Sardegna. Sa Raja è un nome di fantasia, un gioco di parole dalla sonorità evocativa, quasi una cantilena. Richiama un’inflessione tipicamente sarda e allo stesso tempo racconta un vino e un luogo straordinari.

Le rocce di granito rosa tra le quali i vigneti di Sa Raja si incuneano e su cui il sole si rifrange danno origine a una forte energia. Sono pietre quarzifere costituite da minerali come appunto il quarzo, su una matrice di base che va dalla grana fine alla struttura vetrosa. Il sottofondo è costituito da smottamenti. Il terreno ha un abbondante scheletro formato da pietre e sabbia di origine granitica, in misura molto minore lavica. Essendo molto scheletrico si scalda facilmente. La restante parte della struttura del suolo è composta da terra fine, limo e argilla, in modo più limitato.

I vigneti di Sa Raja sorgono in Gallura, terra da sempre vocata alla viticoltura, alle pendici del monte Limbara: un’antica vigna secolare protetta dai venti, incorniciata da boschi secolari di olivastri, lecci e sugherete. Il profumo del mirto e della lavanda aleggia tra i filari e penetra in un vecchio fienile. Una storia remota quella del territorio di Sa Raja, che affonda le radici nel 1800 e si sviluppa nei secoli in un legame indissolubile tra l’uomo e la sua terra. Qui, tra Telti, Calangianus e Monti, la natura ci ha regalato dei terreni che consentono produzioni di Vermentino differenziate, dalle caratteristiche strutturali e organolettiche uniche.

Nello scenario naturale e di grande fascinazione della Costa Smeralda trova spazio una delle più evolute e tecnologiche cantine del Nord-Est della Sardegna, il cui aspetto cromatico esplode nel giallo invecchiato e lucente del granito, che traspira aria pura, sincera, genuina. Maestoso il colle dietro cui si nasconde l’amato sole all’imbrunire: come un vecchio maestro, fortifica animi mistici e tenaci vignaioli, che dall’alto della “vigna madre” scrutano Tavolara, la Regina.